Équipe littérature et culture italiennes
Sorbonne Parigi

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L’Équipe littérature et culture italiennes (ELCI) riunisce, dal 1990, i docenti, i ricercatori e le ricercatrici in Italianistica di Sorbonne Université e afferisce alla Scuola dottorale IV (0020) «Langues, civilisations, cultures et sociétés» presso la medesima Università. Le attività dell’EA 1496 – tesi in corso, ricerche post-dottorato, ricerche individuali e collettive, convegni, giornate di studio ecc. – coprono l’intera letteratura e cultura italiana dal XIII al XXI secolo, secondo un approccio storico, interculturale, intersemiotico e interdisciplinare.

Componenti

Direttore
Davide Luglio (Sorbonne Université)

Membri

Andrea Agliozzo  (Sorbonne Université)

Marguerite Bordry (Sorbonne Université)

Lucie Comparini (Sorbonne Université)

Franco Costantini (Sorbonne Université)

Manuele Gragnolati (Sorbonne Université)

Nel corso degli anni, l’ELCI ha costruito una solida rete di collaborazione scientifica a livello locale, nazionale e internazionale, che permette a docenti, dottorandi, giovani ricercatrici e ricercatori di sviluppare i loro progetti di ricerca e di partecipare ad attività scientifiche collettive su larga scala. L’obiettivo scientifico dell’ELCI è di realizzare una maggiore convergenza delle ricerche svolte all’interno dell’équipe verso un tema scientifico comune, esaminato in tutta la sua estensione diacronica (dal Medioevo all’età contemporanea) attraverso una pluralità di oggetti di studio rappresentativi delle specifiche competenze delle ricercatrici e dei ricercatori. Il tema del progetto scelto dall’équipe è: Forme di vita”: estetica, soggettività e potere nella cultura e nella letteratura italiana dal Medioevo a oggi. Gli oggetti di ricerca presi in considerazione dal progetto ruotano attorno al concetto di «forma di vita» intesa come devianza e resistenza a tutte le forme di normalizzazione e potere, valutata nei campi dell’estetica, del potere e della soggettività. Questa idea, che unisce principalmente il dominio dell’estetica (forma) e quello etico-politico (vita), nasce da due premesse. La prima è fondata sulla soggettività intesa come prodotto di un processo di soggettivazione che pone la libertà del soggetto di fronte a un insieme di dispositivi di potere di cui il soggetto è essenzialmente inconsapevole. La seconda è che tale processo di soggettivazione può essere colto nel campo dell’arte, in grado di porre in evidenza i meccanismi che lo governano e di costituire uno spazio di consapevolezza critica e di resistenza. La nostra riflessione considera dunque l’opera d’arte come un laboratorio per pensare alla vita come opera, nella sua dimensione etica e politica.La riflessione sulle «forme di vita» – espressione formalizzata in particolare da Wittgenstein nelle sue riflessioni sul linguaggio come Lebensform e riferita alla complessa articolazione tra linguaggio e realtà – ha attraversato il pensiero teorico e filosofico della seconda metà del Novecento (dal rapporto tra teoria e arte sviluppato da Adorno, nei suoi lavori su Schönberg o sul jazz, alle analisi di Pasolini, Foucault e Bourdieu) ed è particolarmente viva ancora oggi, come dimostrano i lavori di Giorgio Agamben e di Judith Butler. Sebbene queste riflessioni aprano prospettive di analisi della letteratura e della cultura valide per tutti i secoli e per tutte le epoche, colpisce il fatto che la riflessione sulle forme di vita si sia sviluppata nel momento in cui emerge il concetto foucaultiano di «biopolitica», ovvero quando il pensiero si è interrogato concretamente sull’impatto che le varie forme di potere hanno sulla vita stessa degli individui e delle popolazioni. Nell’ambito della nostra ricerca, ci chiediamo dunque se la biopolitica, radicalizzando la questione del potere vitale, non abbia permesso di mettere in luce una dimensione fondamentale del rapporto linguaggio-realtà, di fatto sempre presente nella storia. Allo stesso modo, intendiamo esplorare il ruolo dell’arte nella triplice relazione che lega forma, potere e vita: come l’arte abbia contribuito più o meno consapevolmente alla costruzione di questa relazione e in quali forme, ma anche in che modo la riflessione artistica abbia investito criticamente tale relazione.Il nostro punto di partenza – ossia che nel corso dei secoli le forme artistiche rappresentano e costituiscono le realtà che investono – è fondato sulla capacità del linguaggio artistico di tradurre le relazioni di potere che attraversano la realtà in tutte le sue forme: da un lato, la forma artistica rivela le strutture di potere che caratterizzano una certa realtà politica, culturale e sociale; dall’altro, essa può produrre forme di resistenza attraverso rotture, spostamenti, deviazioni, riconfigurazioni.

Attività

All’interno del quadro generale sopra esposto identifichiamo quattro prospettive di ricerca: 

 

  • Forme di deviazione: soggettività, testualità e critica - a cura di Manuele Gragnolati       

  • Forme e figure della devianza – amorosa, letteraria e artistica, politica e religiosa... – nella letteratura italiana del Rinascimento - a cura di Frédérique Dubard de Gaillarbois

  • Drammaturgie italiane - a cura di Andrea Fabiano

  • Rotture e ibridazioni nella cultura italiana contemporanea. Per una genealogia della “Bioestetica” - a cura di Davide Luglio 

 

Il tema scelto per il seminario ELCI 2021-2022 è: Scienza e arte: “una zona di scambio”. Il seminario propone di estendere la riflessione sull’«in-between», analizzando i legami tra le scienze e le arti, ed esplorando le possibilità di superare l’idea convenzionalmente accettata che esse appartengano a due ambiti separati e distanti. Affrontare l’intersezione tra scienza, letteratura e arte significa ampliare i legami tra forme di conoscenza e forme di potere, esaminando il punto di vista critico che la scienza può fornire ai linguaggi e alle espressioni artistiche e, reciprocamente, lo sguardo che le arti, e in particolare la letteratura, possono offrire per sviluppare un confronto con le narrazioni scientifiche.