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 La ragione di questo cambiamento è di ordine teorico-politico. Dopo più di venti anni dall’esordio del filone filosofico definito Italian Thought, gli eventi degli ultimi due anni – la pandemia in particolare e la guerra in corso ­– ne hanno profondamente modificato il profilo iniziale, attraversato da una netta cesura fra posizioni “estremiste” (contro le istituzioni) e posizioni “radicali” (critiche, ma interne alle istituzioni). Di qui la necessità di svincolare l’Italian Thought dai suoi riferimenti iniziali e collocarlo dentro un più ampio spazio concettuale volto innanzitutto ad aprire un nuovo cantiere di ricerca.


L’intento di fondo è sempre quello di mettere alla prova il ruolo e le potenzialità del “pensiero italiano” nella tensione verso il suo ‘fuori’. In senso geografico, come incontro e confronto con altre realtà di pensiero ‘fuori’ dall’Italia. E in senso teorico-politico, come apertura e contaminazione tra vari saperi ‘fuori’ dalla filosofia. Con una costante attenzione all’“attualità”. Proprio questa spiccata protensione verso l’esteriorità, geografica e teorico-politica, esclude qualsiasi riferimento ad ogni spinta nazionalistica e/o identitaria, che anzi viene combattuta e demistificata. Il che non significa dimenticare la grande tradizione che è sullo sfondo e da cui promanano i caratteri costitutivi di questo pensiero, profondamente innervato dalla articolazione reciproca fra vita e potere, storia e linguaggio.


          Ciascuno dei Laboratori o Gruppi di ricerca coinvolti elabora tale prospettiva generale attraverso specifiche strategie teoriche.

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V. Borsò, S. Borvitz, E. Castro, G. Ferraro, A. Lucci, D. Luglio, L. C. Serratore, L. Viglialoro